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Il conto alla rovescia del quinto Conto energia: scadenza il 24 agosto?
Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ha aggiornato ieri il contatore fotovoltaico, portando il suo valore a 6.635.897.764 euro, con una leggera riduzione rispetto all'ultimo dato pubblicato sul proprio portale web. Il contatore fotovoltaico è lo strumento online, disponibile nella home page del portale del GSE, che, in tempo quasi reale, informa sul valore del costo indicativo annuo degli incentivi riconosciuti agli impianti fotovoltaici, in base alle varie edizioni del Conto energia (dal Primo al Quinto, quello attualmente in vigore).
Si tratta di uno strumento molto importante, perché al raggiungimento della fatidica soglia di 6,7 miliardi di euro, scatteranno trenta giorni, trascorsi i quali terminerà anche il V Conto energia. Siamo quindi agli sgoccioli, in quanto mancano solo circa 64,1 milioni di euro al raggiungimento della soglia. Il valore attuale del contatore deriva dall'incentivazione di 522.337 impianti ed è così suddiviso tra le varie edizioni del Conto energia: 95 milioni di € per il Primo Conto energia (5.726 impianti), 3.270 milioni per il Secondo (203.766 impianti), 649 milioni per il Terzo (38.606 impianti), 2.466 milioni per il Quarto (203.075 impianti), 155 milioni per il Quinto (71.166 impianti).
Il GSE ha comunicato che l'aggiornamento del contatore è dipeso da tre fattori:
1. la ridefinizione della tariffa incentivante spettante agli impianti fotovoltaici ammessi alla graduatoria del Primo Registro del Quinto Conto Energia (DM 5/7/2012), ma non ancora in esercizio, la cui data di entrata in esercizio ricade nel semestre successivo a quello dichiarato in fase di iscrizione al Registro;
2. la detrazione del costo indicativo annuo degli incentivi attribuito agli impianti ammessi alla graduatoria del Primo Registro del Quinto Conto Energia che sono rientrati nel campo di applicazione del DM 5 maggio 2011;
3. la detrazione del costo indicativo annuo degli incentivi attribuito agli impianti ammessi alla graduatoria del Primo Registro del Quinto Conto Energia per i quali il Soggetto Responsabile ha comunicato la rinuncia al GSE.
La riduzione non è stata quantificata dal GSE, ma dovrebbe aggirarsi intorno ai 7 milioni di euro, secondo il sito della società di consulenza Aniketos, che aggiorna sullo stato di avanzamento del contatore, facendo previsioni sulla durata del V Conto energia: in base alle proiezioni dell'azienda il limite dei 6,7 miliardi di euro dovrebbe essere raggiunto il 25 luglio 2013. La fine del conto energia, quindi, si avrebbe il 24 di agosto.
E dopo? Difficile che venga elaborato un VI Conto energia. Bisognerà quindi che il fotovoltaico impari a cavarsela da solo e, come alcuni studi hanno dimostrato, in molti casi è già possibile raggiungere la cosiddetta grid parity. Inoltre, è comunque possibile attingere ad altri incentivi, come le detrazioni fiscali del 50% (dal 1° luglio saranno riportate al 35%) e allo scambio sul posto (vedi precedente articolo) e ai bandi regionali.
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Biocarburanti, l'Argentina denuncia l'Ue (e l’Italia) all’Organizzazione mondiale del commercio
Il ministero degli esteri dell'Argentina ha annunciato di aver presentato l'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) una denuncia contro l'Unione europea riguardante le restrizioni europee sulle importazioni e il marketing del biodiesel, aggiungendo che «L'obiettivo di questa procedura giuridica a Ginevra è quello di assicurarsi del rispetto dei regolamenti internazionali che garantiscano un accesso equo dei biocarburanti argentini al mercato europeo».
L'Argentina non è nuova a denunce di questo tipo: dopo aver ottenuto nel 2012 il riesame di una misura imposta dalla Spagna, denunciò alla Wto la Commissione europea e ed alcuni Stati membri dell'Ue come Italia, Belgio, Francia e Polonia.
Secondo il ministero degli esteri di Buenos Aires «Le norme europee influenzano la commercializzazione del biodiesel argentino nell'Ue con l'applicazione di un trattamento meno favorevole rispetto da altre fonti, in particolare quello prodotto nei paesi dell'Unione europea. L'Argentina denuncia anche alcune misure che rappresentano sussidi al biodiesel originario della Comunità e condizioni che interessano il marketing del biodiesel argentino. Con questa decisione, il governo argentino continua la sua strategia di utilizzare l'organo di conciliazione dell'Omc, ogni qualvolta sia necessario, per difendere i produttori e gli esportatori argentini in un momento nel quale la lobby protezionistica europea agisce in modo molto aggressivo per chiudere i suoi mercati alla concorrenza di prodotti più competitivi come il biodiesel argentino».
Nel 2012 le esportazioni di biodiesel nel 2012 rappresentavano il 14% delle esportazioni argentine verso l'Ue e quindi «Il governo argentino considera le restrizioni all'accesso al mercato europeo dei biocarburanti argentini e di altri prodotti come degli ostacoli che impediscono le condizioni necessarie per un dialogo costruttivo nel quadro dei negoziati commerciali bilaterali e regionali»
Secondo il quotidiano argentino "La Nacion", «L'Unione europea ha 60 giorni per rispondere alla denuncia depositata dall'Argentina ed interverrà un gruppo di esperti se i due campi non perverranno ad un terreno d'intesa».
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Shale gas in Europa, valutazioni della Commissione in corso. Potočnik: «Né contro, né a favore»
Dal momento della prima rivoluzione industriale, le nostre economie sono cresciute e ampliate basandosi sull'energia abbondante e a buon mercato. Con una piuttosto bassa retribuzione oraria in Belgio, oggi possiamo comprare benzina sufficiente per viaggiare in auto per 100 km. Se non avessimo il motore e la benzina, avremmo bisogno di giorni per trasportare noi stessi su quella distanza. L'energia ha sostituito e incrementato la produttività del lavoro umano. Così, quando i prezzi dell'energia aumentano, siamo preoccupati.
In tempi di crisi economica, non è quindi sorprendente aver sentito alcune voci che accusano della lenta crescita il prezzo elevato dell'energia. In una tale situazione, la gente cerca soluzioni. Alcune persone credono che se avessimo avuto accesso all'energia a buon mercato, saremmo stati presto fuori dai guai: l'economia sarebbe cresciuta, avremmo creato posti di lavoro. Eppure, là fuori, ci sono alcuni segnali preoccupanti che indicano che c'è di più per questa storyline.
Siamo a corto di vapore: dobbiamo scavare più o più a fondo per ottenere la stessa quantità di energia. Questo ci costa di più rispetto a prima. Nell'Unione europea, la produzione nazionale di gas è in costante declino negli ultimi 10 anni. La domanda mondiale di energia è destinata a continuare a crescere rapidamente. Le fortemente popolate economie emergenti hanno bisogno di un crescente volume di energia per soddisfare le esigenze della loro popolazione, in crescita e più ricca. Mentre le risorse diventano meno facilmente accessibili e più costose da estrarre, c'è la necessità di utilizzare tecniche spesso più complesse ed intensive, e la concorrenza per accedere all'energia diventa più agguerrita. Noi, gli europei, siamo in una posizione di svantaggio dato che dipendiamo fortemente da fonti esterne.
Abbiamo anche gli effetti collaterali non voluti e indesiderati del nostro uso di energia: le emissioni che respiriamo e quelle che riscaldano il nostro pianeta. Il cambiamento climatico è una scomoda realtà. Dobbiamo tagliare le nostre emissioni di gas serra, se vogliamo rimanere entro il limite dei 2° C. Non esiste una soluzione semplice a questa sfida globale. Questo implica una transizione energetica radicale in tutto il mondo: abbiamo bisogno di riuscire a liberarci progressivamente di combustibili come il carbone o il petrolio e passare alle più pulite rinnovabili, come l'energia idroelettrica, eolica o solare. Abbiamo anche bisogno di ridurre il nostro consumo di energia, per promuovere l'efficienza energetica e l'efficienza delle risorse. Investimenti in questi settori possono effettivamente aiutare a tagliare i costi energetici taglio dell'Ue ed essere più competitivi.
Contro questo background, è fondamentale come approcciarci agli investimenti sull'energia che facciamo ora, dato che avranno implicazioni per i prossimi 40 anni o anche di più. L'attuale generazione di policy-makers ed investitori ha una forte responsabilità nel rendere possibile la transizione energetica. La maggior parte di voi, sono sicuro, condivide questa diagnosi.
In questo contesto, nuove fonti di gas, come quello da scisto, sembrano interessanti: un possibile sostituto per i combustibili fossili più inquinanti, come il carbone e la lignite, una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti con una minore dipendenza dai fornitori di energia dominanti dall'estero, così come una fonte di entrate pubbliche.
L'esperienza negli Stati Uniti è stata indubbiamente un punto di svolta. I prezzi sono scesi in maniera molto significativa fino all'anno scorso (anche se quest'anno questi ultimi iniziano ad aumentare). Secondo la US Energy information administration, gli Usa potrebbero diventare un esportatore netto di gas entro il 2020. Ciò ha già avuto impatti significativi sul resto del mondo. Ha portato a diventare disponibili a livello globale maggiori forniture di Gas naturale liquefatto (Gnl), influenzando indirettamente i prezzi Ue del gas, nonché a stimolare più economiche esportazioni di carbone verso l'Ue. E abbiamo appena sentito dal presidente americano, giorni fa, che in futuro possiamo aspettarci più esportazioni di Gnl.
Alla luce di tutto questo, credo che abbiamo bisogno di risposte a due domande chiave: Questi sviluppi sono permanenti? In altre parole, per quanto tempo sarà disponibile gas abbondante e conveniente? Questo può essere replicato in altre parti del mondo, in particolare in Europa?
Riguardo al primo punto, alcune recenti analisi dalla US Energy information administration indicano che per il prezzo del gas naturale in realtà prevede un innalzamento, con un aumento previsto dei costi di produzione dopo il 2015, a causa del progressivo esaurimento delle risorse nelle inexpensive areas.
Sulla seconda questione, la giuria è ancora riunita, dato che ci sono grandi incertezze riguardo ai volumi recuperabili nell'Ue. Ma la maggior parte degli analisti riconoscono che, anche nel caso più ottimistico, lo sviluppo di gas shale europeo può compensare solo il calo della produzione del gas convenzionale. Ciò fondamentalmente aiuterebbe a mantenere l'attuale livello di dipendenza dell'Ue dalle importazioni per il 60%. Questo sarebbe certamente di aiuto a far abbassare un po' di pressione sui prezzi del gas, ma non renderebbe l'Europa autosufficiente in gas.
Le condizioni in Europa sono piuttosto diverse da quelle negli Usa. L' International energy agency si aspetta che il costo della produzione di gas non convenzionale sia circa due volte superiore nell'Ue rispetto agli Usa. La densità di popolazione e l'ambiente tecnico sono diversi. Ci sono stati alcuni importanti downscaling delle stime precoci delle riserve in alcuni Stati membri. Alcuni Paesi avrebbero anche bisogno di investire pesantemente per adeguare le loro infrastrutture gasiere, e gli operatori privati stanno cercando rassicurazione che il contesto giuridico e normativo sia prevedibile e coerente, fornendo condizioni di parità nell'Unione europea.
Particolare attenzione dovrebbe essere data a garantire l'integrità del clima, affrontando questioni quali la prevenzione delle fughe delle emissioni di metano dall'estrazione. Questo è possibile poiché esistono tecniche o buone pratiche, ma avrebbero bisogno di essere ampiamente adottate e attuate in modo rigoroso. Per assicurare l'integrità del clima a lungo termine, gli sforzi per esplorare e sfruttare lo shale gas devono anche essere accompagnati da uno sforzo per promuovere il risparmio energetico, ridurre il carbone ed accelerare la diffusione delle energie rinnovabili. Così lo shale gas potrebbe portare importanti benefici, ma solo come parte di un pacchetto per assicurare i benefici a lungo termine di una transizione verso un modello energetico più sostenibile in futuro.
E perché questo avvenga, deve essere affrontata la questione del consenso pubblico sull'estrazione di gas di scisto. Questa è in gran parte una questione di fare in modo che i rischi ambientali possano essere gestiti in maniera da rassicurare l'opinione pubblica che lo sfruttamento è sicuro. Dobbiamo riconoscere che l'opinione pubblica percepisce i rischi ambientali della tecnologia "fracking". I nostri amici americani ce lo hanno detto, molto chiaramente. La gente non crede a chi sostiene che non c'è nessun rischio. L'International energy agency nel suo rapporto "Golden Rules" riconosce che il gas non convenzionale impone generalmente una maggiore footprint ambientale dello sviluppo del gas convenzionale. E gli Usa hanno recentemente inasprito le regole che governano l'estrazione di gas di scisto, in particolare per quanto riguarda le emissioni in atmosfera, mentre anche il Canada ha anche modernizzato la sua regolamentazione.
Le principali sfide che sono state segnalate riguardano in particolare l'utilizzo dell'acqua, l'inquinamento delle acque, le emissioni in atmosfera e la gestione delle acque reflue. Per rassicurare l'opinione pubblica si dovrebbero prevenire, gestire e ridurre tutti questi rischi. Come ho già detto, le tecniche e le buone prassi esistenti, parti importanti del necessario quadro normativo, sono a posto. Ma il nostro dovere è quello di garantire che queste tecniche e pratiche siano effettivamente utilizzate e che il quadro normativo fornisca garanzie adeguate ed efficaci per l'ambiente e la salute umana.
Permessi di prospezione o di esplorazione sono stati concessi o sono in corso di concessione in un certo numero di Stati membri, dalla Polonia fino al Regno Unito, dalla Spagna all'Ungheria. La Romania ha tolto di recente la sua moratoria temporanea. In alcuni Stati membri la produzione è prevista a partire dal 2015; allo stesso tempo, un certo numero sta rivedendo o ha avviato le revisione del loro quadro applicativo, in modo da facilitare la produzione di gas di scisto e garantire che i rischi specifici siano debitamente coperti.
Questo è il caso per esempio del Regno Unito, che ha introdotto norme specifiche che riguardano la sorveglianza della sismicità indotta. Diversi paesi hanno deciso o prevedono di imporre una valutazione di impatto ambientale obbligatoria sia per l'attività di esplorazione che di sfruttamento. Altri Stati membri hanno introdotto una moratoria temporanea o emanato divieti legislativi per l'uso della fratturazione idraulica. Queste varie iniziative nazionali che fioriscono possono alla fine portare ad un mosaico di diversi sistemi giuridici/interpretativi. Tutto questo può influenzare ciò di cui le aziende e gli investitori hanno più bisogno, cioè la parità di condizioni e di un quadro chiaro e prevedibile.
In effetti, naturalmente l'industria del petrolio e del gas vuole continuare ad esplorare per il gas di scisto ed avviarne lo sfruttamento. Ma affronta notevoli problemi di accettazione da parte dell'opinione pubblica in un certo numero di Paesi, questioni che sono state fatte proprie a livello comunitario da parte del Parlamento europeo. Attori pubblici e privati stanno quindi cercando il modo di aumentare la fiducia dell'opinione pubblica. A tal fine, sarà essenziale garantire la partecipazione pubblica e la trasparenza del processo.
Non spetta alla Commissione decidere se lo shale gas debba essere sfruttato o meno. Il Trattato è abbastanza chiaro: gli Stati membri sono competenti a deliberare sui loro mix energetico. Ma devono garantire che questo sia fatto in linea con le norme ambientali che si applicano, in modo da garantire la protezione dell'ambiente e della salute umana. Il ruolo della Commissione è quello di garantire che le regole del gioco siano chiare e prevedibili per gli operatori e le autorità di tutta Europa, fornendo rassicurazioni al grande pubblico che vengano attuate appropriate tutele climatiche ed ambientali.
Queste sono le ragioni per le quali la Commissione si impegna quest'anno ad una valutazione a livello comunitario degli aspetti ambientali, climatici ed energetici dello shale gas, al fine di consentire la sua estrazione sicura. Sto lavorando a stretto contatto con Gunther Oettinger e Connie Hedegaard sui dettagli. Questa valutazione è in corso e, se tutto va bene, dovrebbe essere rilasciata entro la fine di quest'anno. Come parte di questo exercise, tutte le opzioni sono state attentamente esaminate in consultazione con tutte le parti interessate. Dove devono essere incoraggiate le buone pratiche, la Commissione le promuoverà. Dove devono essere chiarite interpretazioni, saranno emesse linee guida specifiche. Qualora vengano identificate lacune giuridiche, la Commissione si prenderà le proprie responsabilità, sulla base del quadro esistente a livello sia comunitario che nazionale.
Per riassumere: la nostra strategia energetica deve avere un orizzonte di lungo periodo. Il disaccoppiamento della nostra domanda di energia dalla nostra crescita economica e la costruzione di un'economia low carbon, competitiva, altamente efficiente in risorse ed energia dovrebbe essere l'obiettivo finale. Lo shale gas può contribuire a questi obiettivi, purché il suo potenziale in Europa sia confermato e rischi connessi alla sua esplorazione e sfruttamento siano gestiti. Affrontare i rischi sanitari e ambientali sarà di fondamentale importanza per l'industria del gas shale per ottenere l'accettazione pubblica. La Commissione sta lavorando per fornire un quadro di riferimento che dovrebbe rassicurare l'opinione pubblica e permettere al settore di operare con regole chiare e prevedibili.
Io non sono a favore o contro lo shale gas. Io sono per l'utilizzo del potenziale dello shale gas, se confermato, in modo ecologicamente responsabile, tenendo a mente i nostri obiettivi a lungo termine e sostenendo le politiche che ci stanno portando verso tali obiettivi. Spero anche nel vostro sostegno per arrivare a questo.
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Ecco quando la Regione può vietare l'installazione di impianti eolici non finalizzati all'autoconsumo
La Corte di giustizia europea nel 2011 ha affermato che è possibile vietare l'installazione di impianti eolici non finalizzati all'autoconsumo all'interno di un sito Natura 2000. Il che può avvenire quando il divieto è conforme alle politiche ambientali ed energetiche dell'Unione; è contrario al principio della parità di trattamento e non va oltre quanto necessario per realizzare lo scopo perseguito (circostanze che devono essere accertate dal giudice nazionale).
Adesso il Tribunale amministrativo regionale della Puglia (Tar) - con sentenza 3 maggio 2013, n. 674 - accerta le circostanze e afferma che la legge regionale della Puglia (legge 31 del 2008) che contiene il divieto di localizzazione dell'impianti eolici non finalizzati all'autoconsumo nei Sic e nelle Zps è conforme al diritto europeo e alla Costituzione. E lo fa in riferimento alla questione - appunto già affrontata dalla Corte Ue - relativa alla costruzione di un impianto eolico nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia, in area protetta classificata come sito di importanza comunitaria (Sic) e zona di protezione speciale (Zps).
Le richieste di nulla-osta per la realizzazione del un parco eolico sono state respinte dall'Ente parco e dalla Regione Puglia per ben due volte (nel 2006 e 2007). Perché secondo il regolamento regionale i Sic e le Zps sono ritenute in via assoluta "non idonee", in assenza di un piano regolatore degli impianti eolici che ha imposto alle società. Così il Tar della Puglia, adito dalle società richiedente, ha chiesto alla Corte Ue se il divieto assoluto e indifferenziato di localizzare aerogeneratori non finalizzati all'autoconsumo nei Sic e nelle Zps costituenti la rete ecologica Natura 2000 sia compatibile con il diritto dell'Unione, in particolare con i principi desumibili dalle direttive in materia di energie rinnovabili e dalle direttive in materia di tutela dell'avifauna e dell'habitat naturale. E la Corte ha risposto positivamente.
E' la direttiva Habitat che istituisce una rete ecologica di aree protette di rilievo comunitario (Natura 2000) e di preminente valore per la salvaguardia della biodiversità europea. Una rete che si è formata e che si forma con l'aiuto degli gli Stati membri, i quali devono individuare una serie di siti, definiti d'importanza comunitaria - strategici per il conseguimento degli obiettivi della Ddrettiva - e di zone di protezione speciale per la salvaguardia dell'avifauna.
Quindi, nella programmazione e pianificazione territoriale, gli Stati devono tener di conto della valenza naturalistico-ambientale dei proposti siti di importanza comunitaria, dei siti di importanza comunitaria e delle zone speciali di conservazione. Si tratta di un principio di carattere generale tendente a evitare che siano approvati strumenti di gestione territoriale in conflitto con le esigenze di conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario.
La direttiva impone agli Stati membri di adottare opportune misure per evitare, nei Sic e nelle Zps, il deterioramento degli habitat e le perturbazioni significative incidenti sulle specie per le quali tali zone sono state designate. Prevede pure che gli Stati membri possano adottare provvedimenti di protezione più rigorosi di quelli adottati dall'Unione. Provvedimenti però da adottare in conformità alle politiche ambientali ed energetiche (le quali hanno lo scopo, tra l'altro, di salvaguardare, tutelare e migliorare la qualità dell'ambiente, combattere i cambiamenti climatici, e promuovere lo sviluppo di energie nuove e rinnovabili) e con i principi generali di diritto dell'Unione.
Quindi la disciplina più restrittiva dettata dal legislatore regionale risulta essere pienamente giustificata dai rischi di collisione, dalle perturbazioni e dall'effetto "barriera" che gli aerogeneratori producono costringendo gli uccelli a cambiare direzione e provocando, specialmente negli insediamenti di maggiori dimensioni, la perdita o la degradazione degli habitat naturali.
Si tratta di effetti pregiudizievoli peculiari degli impianti eolici, che viceversa possono non sussistere per altre tipologie di impianti e che perciò giustificano l'introduzione di un regime di divieto assoluto nelle zone appartenenti alla rete Natura 2000.
Inoltre, il divieto di legge si limita ai soli aerogeneratori e non riguarda altre forme di produzione di energie rinnovabili e si applica esclusivamente ai nuovi impianti eolici a fini commerciali, restando salva la possibilità di realizzare aerogeneratori finalizzati all'autoconsumo con potenza pari o inferiore a 20 kW.
Ne discende che la legge regionale della Puglia (in particolare l'articolo 2 della 31 del 2008) non contiene divieti sproporzionati o discriminatori e risulta perciò compatibile con le direttive europee in materia di energie rinnovabili e di tutela dell'avifauna. Non solo, la norma regionale non viola neanche la ripartizione di competenze tra Stato e Regioni previsto dalla Costituzione. Infatti il Dm 17 ottobre 2007 "Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (Zsc) e a Zone di protezione speciale (Zps)" prescrive che le Regioni vietino in modo assoluto e generalizzato la costruzione di nuovi impianti eolici nelle Zsc e nelle Zps, con la sola eccezione dei progetti già depositati, degli interventi di sostituzione ed ammodernamento e degli impianti per autoproduzione inferiori a 20 kW.
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Energia, frode ed evasione fiscale: Barroso scrive al Consiglio europeo
Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha scritto una lettera ai membri del Consiglio europeo in vista del prossimo summit Ue che dovrà discutere di importanti punti che dovranno essere affrontati in quello che con tutta probabilità sarà l'ultimo anno del mandato di Barroso e che vedrà il rinnovo del Parlamento europeo.
Ecco il testo della lettera di Barroso:
il 22 maggio ci incontreremo a Bruxelles per discutere due importanti temi di attualità: energia e frode e evasione fiscali. Poiché il tempo disponibile per la discussione sarà limitato, ho ritenuto opportuno trasmetterVi, in anticipo sulla riunione, un inquadramento informativo sui due temi.
Come risulta dai documenti acclusi, sebbene il mix energetico utilizzato vari sensibilmente da uno Stato membro all'altro, su tutti incombono sfide analoghe, alle quali siamo in grado di rispondere meglio agendo insieme. Il mercato dell'energia dell'Ue è caratterizzato da differenze considerevoli di prezzo a causa della sua frammentazione: il fatto di non sfruttare i benefici dell'efficienza energetica costringe le imprese e i consumatori a pagare più del dovuto per le forniture energetiche. La soluzione al problema dei prezzi elevati dell'energia dipende in parte da noi, e passa per il completamento del mercato interno dell'energia e per l'attuazione della normativa già esistente. La nostra discussione dovrebbe muovere dalle conclusioni del febbraio 2011 e da lì far progredire la nostra politica. Proporrò in sede di riunione alcuni orientamenti programmatici.
In questa prospettiva è essenziale il completamento di quel mercato interno dell'energia pienamente funzionante, interconnesso ed integrato che è fondamentale per la competitività dell'Europa e che deve superare le frammentazioni.
È ormai urgente completare il recepimento e l'attuazione del terzo pacchetto energetico, così come è necessario, sulla stessa linea, agire urgentemente per agevolare investimenti privati e pubblici sostenibili - anche a livello di Ue - nell'infrastruttura energetica, spina dorsale del mercato interno dell'energia attraverso le frontiere. Dobbiamo inoltre continuare ad ampliare la diversificazione interna ed esterna dell'approvvigionamento, anche attingendo a fonti internazionali nuove ed esprimendoci all'unisono, con una voce europea, sulle tematiche energetiche mondiali. Occorre altresì che gli Stati membri coordinino maggiormente l'approccio al positivo aumento delle energie rinnovabili e che sia seguita a dimensione UE un'impostazione equilibrata riguardo allo sfruttamento delle potenzialità degli idrocarburi non convenzionali.
Si tratta di interventi indispensabili per migliorare la competitività delle imprese europee, promuovere la crescita sostenibile, rispondere alle variazioni del paesaggio energetico mondiale e tenere sotto controllo l'aumento dei prezzi dell'energia. Dobbiamo agire con urgenza, in linea con le precedenti conclusioni del Consiglio europeo, imprimendo un impulso politico al massimo livello.
Un secondo problema, la frode e l'evasione fiscali, sta acquisendo rapidamente rilevanza nel dibattito pubblico, a giusto titolo. In questo periodo di risanamento di bilancio gli Stati membri non stanno massimizzando il gettito fiscale di cui potrebbero disporre e l'equità si pone inequivocabilmente come tema sul tavolo. L'acclusa nota informativa illustra la necessità che gli Stati membri decidano sulle proposte fondamentali che si trovano attualmente all'esame del Consiglio, quali la direttiva sulla tassazione dei redditi da risparmio, e che usino più intensivamente gli strumenti politici già a disposizione, anche dando un'attuazione ambiziosa al piano d'azione della Commissione per rafforzare la lotta alla frode fiscale e all'evasione fiscale e alle due raccomandazioni su paradisi fiscali e pianificazione fiscale aggressiva.
Da anni l'Ue impernia il suo approccio sul principio dello scambio automatico d'informazioni, che è importante estendere a tutte le tipologie di reddito. Mi pregio quindi di annunciarVi che la Commissione europea presenterà una proposta legislativa volta ad ampliare l'ambito di applicazione dello scambio automatico ai sensi della direttiva sulla cooperazione amministrativa, assicurando così la copertura totale e coerente di tutte le pertinenti tipologie di reddito nell'insieme degli Stati membri. Muovendo dai meccanismi in vigore nell'Ue, dovremmo concordare collettivamente una posizione forte e coordinata dell'UE da sostenere in sede di G8, G20 e Ocse, affinché lo scambio automatico d'informazioni assurga a nuova norma di valenza mondiale.
Attendo con interesse di discutere con Voi questi temi importanti nel corso della riunione.
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Segui il tour dell'Energy Efficiency Truck di Siemens
Dopo l'enorme successo riscontrato in Europa, lo showroom su quattro ruote di Siemens prosegue il suo tour con le quattro tappe italiane: Novara il 10 maggio, Padova il 14 maggio, Milano il 16 maggio e dal 21 al 23 maggio il truck sarà a Parma, alla Fiera SPS IPC Drives Italia.
A bordo dei 65 metri quadri dell'Energy Efficiency Truck, Siemens presenterà il proprio portfolio completo legato all'efficienza energetica che va dai Servizi ai Sistemi di gestione dell'energia, dai motori ad alta efficienza, agli azionamenti con recupero energetico, con obiettivi di riduzione dei consumi, di incremento della produttività e delle performance industriali.
Attraverso il tour, Siemens, leader nelle tecnologie innovative e nelle soluzioni sostenibili, fornirà l'occasione di toccare con mano le proprie proposte sul tema dell'efficienza energetica, una delle più grandi sfide del settore industriale.
I prodotti e le soluzioni che danno un contributo diretto e quantificabile alla protezione di clima e ambiente rientrano nel portfolio ambientale di Siemens che, tra i più ampi e significativi al mondo, vale 33 miliardi di Euro. I prodotti e le soluzioni del portfolio ambientale nel 2012 hanno permesso ai clienti di abbattere circa 330 milioni di tonnellate di CO2, una cifra equivalente alle emissioni generate da Berlino, Delhi, Hong Kong, Istanbul, Londra, New York, Singapore e Tokyo.
www.siemens.it/efficienzaenergetica/EEtruck
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Fraking di gas e petrolio, trattato Ue-Canada per superare il bando in molti Paesi europei?
Corporate Europe observatory (Ceo), Council of Canadians e Transnational institute pubblicano il dossier The right to say no: EU-Canada trade agreement threatens fracking bans, nel quale rivela che mentre l'Unione europea sta indagando sugli impatti ambientali del fracking per estrarre lo shale gas sta anche trattando con il Canada per firmare il controverso Comprehensive economic and trade agreement (Ceta) che, con una clausola, concederebbe agli investitori nordamericani il diritto di impugnare le decisioni dei singoli governi europei che vietano o regolano in maniera stringente lo stesso fracking.
Il dossier sottolinea che «Problemi ambientali e di salute pubblica legati alla fracking hanno creato sfiducia e resistenza popolare, al punto che la maggior parte dei Paesi interessati in Europa con risorse di shale gas stanno prendendo posizioni contro il fracking. Francia e Bulgaria lo hanno già vietato, mentre Romania, Irlanda, Repubblica Ceca, Danimarca e Nord Reno-Westfalia in Germania hanno proclamato una moratoria». Anche in Gran Bretagna, Olanda e Svizzera, i progetti sono state sospesi fino a quando non saranno state fatte ulteriori valutazioni dei rischi ambientali. In Norvegia e Svezia fracking è stato dichiarato economicamente non redditizio. I progetti in Austria e Svezia sono stati cancellati per lo stesso motivo, anche se senza misure legislative.
Ma Ceo e le altre due organizzazioni avvertono che «Le potenti corporation del gas stanno costantemente spingendo contro il regolamento. Nonostante la mobilitazione dei cittadini, i progetti di gas non convenzionale sono in corso in gran parte della Spagna e Polonia. Anche quando esistono una moratoria o un divieto, come in Francia, l'industria sfrutta scappatoie legali per far passare le sue operazioni».
Il rapporto evidenzia che «Le lotte per il diritto democratico a decidere la normativa ambientale sono tanto più importanti in quanto ad oggi non esiste un consenso politico a livello di Ue per quanto riguarda il fracking». La problematica verrà però discussa dall'Ue a settembre e il Parlamento europeo ha proposto un emendamento che chiede una moratoria europea sul fracking che è stata sottoscritta da un terzo da parlamentari. Attualmente l'Ue non ha una regolamentazione chiara sul fracking e si basa soprattutto sulle decisioni degli Stati membri. Un vuoto che potrebbe essere riempito dall'accordo di libro scambio Ue-Canada e ci sono già molte società con uffici in Canada che hanno cominciato ad esplorare le riserve di gas e petrolio di scisto in Europa, in particolare in Polonia. Secondo il rapporto «Anche se molte di queste aziende non sono strettamente canadesi, attraverso il Ceta, una filiale con sede in Canada permetterebbe loro di sfidare i divieti ed i regolamenti del fracking. Inoltre, le imprese potranno trasferire le loro nazionalità al fine di trarre profitto da un tale trattato».
Per esempio Total, una società francese con una filiale in Canada, ha investito in Danimarca, Polonia e Francia, nel 2010, il governo danese le ha rilasciato due permessi di ricerca nonostante una moratoria e la Total ha iniziato la perforazione esplorativa. Total ha una concessione in Polonia ed ha investito in Francia prima della moratoria, presentando poi un ricorso legale contro il ritiro della sua licenza.
La multinazionale Usa Chevron ha filiali in Canada e dal 2012 possiede e gestisce quattro concessioni di gas di scisto in Polonia con la perforazione di pozzi esplorativi. Prima della moratoria rumena, Chevron aveva la gigantesca concessione di Barlad Shale, e in Lituania ha una partecipazione del 50% in progetto esplorativo di gas.
Nei 2013, la Shell ha firmato il più grande contratto di shale gas in Europa: un accordo da 10 miliardi di dollari con l'Ucraina dove perforerà 15 pozzi di prova. Nel 2011, la ExxonMobil e Naftogaz, la società energetica statale ucraina, hanno firmato un accordo e gli americani stanno cercando di sfruttare lo shale gas anche in Germania dove, in risposta a una moratoria nel Nord-Reno Westfalia, hanno realizzato un sito web per rispondere alle preoccupazioni dell'opinione pubblica (sembra con poco successo).
La Conoco Philips, in collaborazione con Lane Energy sta valutando le riserve sotto 1,1 milioni di ettari nel nord della Polonia. Le altre aziende nordamericane interessate alle riserve di gas shale in Europa sono Halliburton, Enegi, Talisman e Encana.
Il rapporto spiega che «Il Ceta comprende diversi capitoli che limiterebbero le norme di tutela ambientale, per la salute il consumo. Questi includono i capitoli sulle cosiddette "Technical Barriers to Trade" e la "Regulatory Cooperation" che daranno al governo canadese più influenza sul come e quando i governi europei agiscono per proteggere il bene pubblico». Il Canada ha già denunciato all'Organizzazione mondiale del commercio le moratorie europee, sostenendo che «Si tratta di un ostacolo tecnico illegale al commercio», inoltre ha minacciato di contestare la proposta di direttiva europea sulla qualità dei carburanti che definisce il petrolio delle sabbie bituminose come più inquinante del petrolio convenzionale.
A quanto pare, l'Ue sta trattando la firma al Ceta con il Canada con un paio di pistole puntate alla tempia e concedendo alle multinazionali americane vantaggi che metterebbero in dubbio, in nome del profitto, la sovranità stessa dell'Ue e dei suoi Paesi sulle risorse e sulla salvaguardia dell'ambiente e della salute dei cittadini.
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Governo Letta e rinnovabili: il pericolo si chiama "selettività degli strumenti esistenti di incentivazione"
Rispetto ai tanti commenti sul nuovo Governo Letta, credo utili alcune considerazioni sulle linee d'azione per le energie rinnovabili presentate col discorso del Presidente in Parlamento.
«Le fonti rinnovabili e l'efficienza energetica vanno maggiormente integrate nel sistema energetico esistente migliorando la selettività degli strumenti esistenti di incentivazione», ha affermato il neo Presidente.
Letta forse dimentica però che una "migliore selettività" degli incentivi è già stata fatta dal precedente Ministro per le attività produttive Passera, guarda caso proprio all'indomani della dichiarazione dell'A.D. di Enel Fulvio Conti che protestava per le tariffe troppo elevate alle energie rinnovabili (e scordando la componente del nucleare e delle finte rinnovabili del CIP 6) che rischiavano di far chiudere le centrali termoelettriche.
E così la "migliore selettività" di Passera ha portato alla chiusura di centinaia di aziende e alla perdita di migliaia di posti di lavoro nel fotovoltaico, che certamente aveva bisogno di una "ristrutturazione" del sistema degli incentivi, ma graduale e programmata, non di una "scure" che ha fatto piazza pulita!
Nel frattempo nel grande eolico il nuovo sistema dei DI-sincentivi di Passera (il meccanismo delle aste al ribasso aveva già dato prova in tutto il mondo di essere la migliore arma contro l'eolico!!) ha letteralmente creato il deserto: tutte le aziende medio piccole hanno chiuso, e se ben vengano le chiusure per azione della magistratura contro mafia e malaffare (speriamo che continuino), non credo buona cosa che siano rimaste solo Enel, Edison, Edf e pochissime altre, le uniche a riuscire a reggere al crollo delle tariffe.
Il piccolo eolico è finora passato (quasi) indenne nella tempesta, e inoltre è forse l'unico settore in cui gli incentivi nazionali alle rinnovabili hanno fatto nascere una filiera nazionale con quasi una dozzina di nuovi produttori di turbine, invece che aiutare unicamente i produttori esteri, come è stato nel grande eolico e nel fotovoltaico.
Si badi bene: si tratta di numeri modesti, ma all'incirca dello stesso numero complessivo di aziende produttrici di piccole turbine che esistono nel resto del globo, in altre parole il nostro paese ha la possibilità di assumere la leadership mondiale del piccolo eolico, settore abbandonato dalle multinazionali del vento interessate solo alle grandissime turbine con fatturati unitari a tanti zeri.
Bisognerebbe solo non usare la scure sugli incentivi (pardon, la "selettività degli strumenti esistenti d'incentivazione"), cioè tagliare per far chiudere il settore, ma attivare una politica industriale seria.
Anche perché gli attuali incentivi stanno aiutando molto i nostri concorrenti Usa (con le banche del governo di Obama che gli finanziano gli impianti in Italia!), e quelli cinesi (grazie all'assenza di un sistema di certificazione di settore per gli standard di qualità), mentre la nostra crescita è difficilissima e troppo lenta a causa del crollo dei finanziamenti del sistema bancario alle piccole aziende locali e non, nostri clienti, che dal 2012 ad oggi si è ridotto drasticamente, quasi a zero, mentre è assente nei nostri confronti, per la ricerca e sviluppo (indispensabile) di nuovi modelli e tecnologie.
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Joint venture Cina-Russia per costruire centrali nucleari galleggianti, in barba alla sicurezza
Il disastro di Fukushima Daiichi del 2011 sembra già un ricordo sbiadito, visto che alla vigilia dell'anniversario della catastrofe nucleare di Chernobyl Djomart Aliev, direttore generale di Rusatom Overseas, ha pensato bene di celebralo annunciando che la Cina ha proposto alla Russia di creare una joint venture per costruire e sfruttare le centrali nucleari galleggianti. «Abbiamo ricevuto un progetto di messa in opera di una joint venture russo-cinese che beneficerà di investimenti dei due Paesi - ha detto Aliev - Questa società produrrebbe e gestirebbe una flotta speciale. Si tratta di una joint venture di produzione e sfruttamento delle centrali nucleari galleggianti. I nostri colleghi cinesi hanno fatto questa proposta e noi non la abbiamo respinta. L'idea è buona dal punto di vista commerciale».
Ma pessima dal punto di vista della sicurezza, visto che il mare tra la Russia e la Cina è uno tra i più sismicamente attivi del pianeta e a fortissimo rischio tsunami, come dimostra proprio il dramma di Fukushima Daiichi. Sembra incredibile che nessuno si chieda quale effetto avrebbe un maremoto come quello giapponese su una centrale nucleare galleggiante ancorata al largo di una grande metropoli costiera cinese.
Comunque i russi, che pensavano di piazzare questi pericolosi attrezzi nucleari galleggianti a qualche Paese africano e sudamericano con smanie nucleariste, dal 2010 si sono trovati di fronte all'interesse di un mercato molto più ricco e con molto più potenziale: la Cina, che deve sfamare a qualsiasi costo di energia la sua crescita. Nel novembre 2011, il Nuclear power institute of China (Npic) e il monopolista pubblico del nucleare russo, Rosatom, si sono incontrate a Chengdu, in Cina, per iniziare mettere a punto la cooperazione sino-russa per costruire centrali nucleari galleggianti che possono funzionare a ciclo chiuso senza bisogno di infrastrutture sulla costa e quindi essere ancorate di fronte a regioni di difficile accesso o essere utilizzate nel quadro di grandi progetti che richiedano un approvvigionamento energetico autonomo e "affidabile" in assenza di strutture energetiche già esistenti o non adeguate.
Come sanno i lettori di greenreport.it, i cantieri navali del Baltico di San Pietroburgo dal 2008 hanno iniziato a costruire la prima centrale nucleare galleggiante del mondo, che sarà dotata di due reattori KLT-40C da 70 megawatt. Si tratta dell'unico progetto di questo tipo autorizzato dall'International atomic enegy agency, ed entro il 9 settembre 2016 la centrale nucleare galleggiante Akademik Lomonossov (nella foto lo scafo) dovrebbe essere rimorchiata in Kamchatka, uno dei luoghi più sismici e a rischio eruzioni vulcaniche del pianeta.
Ma la Cina non si ferma alla joint venture del nucleare offshore con i russi, e ha detto di aver concluso la progettazione preliminare dell'ACP1000, un reattore nucleare ad acqua pressurizzata «Di livello avanzato» completamente made in China.
A progettare il reattore è stata la China national nuclear corporation (Cnnc), che assicura che «L'indice tecnologico e di sicurezza de l'ACP1000 è allo stesso livello di quelli di terza generazione dei reattori nucleari mondiali. Questo reattore può essere integralmente progettato e costruito in Cina. Abbiamo terminato il rapporto preliminare di analisi della sicurezza e stiamo lavorando alla fase di progettazione preliminare alla costruzione al fine di rispettare entro la fine dell'anno le condizioni per avviare i lavori».
La Cnnc ha brevettato l'ACP1000 per il quale prevede «Un tasso di localizzazione dell'85% ed una durata di vita di ben 60 anni», inoltre avrebbe già firmato accodi per esportare il nuovo reattore made in China che sarebbe «In grado di rispettare le norme più elevate perché l'impresa ha appreso dei concetti avanzati della terza generazione mondiale delle centrali nucleari ed ha tratto le lezioni dagli incidenti avvenuti durante lo tsunami devastatore che ha colpito la centrale giapponese di Fukushima».Tutto questo mentre sul continente la Cina si sta ancora leccando le ferite dell'ennesimo grande terremoto, e mentre pensa di mettere centrali nucleari galleggianti ancorate davanti a coste a rischio tsunami.
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Trivellazioni petrolifere, sul progetto Ombrina mare il ministero dell'Ambiente tira dritto
«E' veramente sconcertante che la mobilitazione scattata in Abruzzo, che ha portato lo scorso 13 aprile in piazza decine di migliaia di persone nella più grande manifestazione mai svolta nella regione, non sia tenuta in alcuna considerazione dal ministero dell'Ambiente, che si dimostra totalmente refrattario rispetto alla volontà dei cittadini e delle istituzioni abruzzesi. Viene minato alla base il procedimento di Valutazione di impatto ambientale (Via) che dovrebbe vedere al centro delle decisioni la partecipazione dei cittadini. E' veramente grave non ascoltare la voce di una comunità che si vede piovere addosso un progetto che non vuole, allarmante non solo per l'ambiente abruzzese ma per la sua economia».
Questo è il commento del Wwf alla notizia con cui il ministero dell'Ambiente conferma la sua linea sul contestato progetto petrolifero Ombrina mare che dovrebbe vedere la costruzione nei mari abruzzesi di una piattaforma di produzione con 6 pozzi, 36-42 km di tubazioni sottomarine e una grande nave raffineria FPSO (unità di produzione galleggiante con stoccaggio e impianto di caricamento del greggio) di 320 metri di lunghezza, ormeggiata a 10 km dalla costa per almeno 24 anni. Lo scorso 3 aprile la Commissione Via nazionale ha appunto emesso un nuovo parere positivo.
«Con l'entrata in vigore dell'art.35 della Legge n.134/2012 è stata riavviata in data 22/11/2012 la procedura di Via ed è stato successivamente espresso parere positivo con prescrizioni n.1154 del 25/01/2013 dalla Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto Ambientale. A seguito del parere inviato dalla regione Abruzzo in data 04/03/2013 la Commissione ha svolto un supplemento istruttorio conclusosi con il parere n.1192 del 03/04/2013 che conferma il precedente parere espresso in data 25/01/2013 e precisa il quadro prescrittivo in merito alle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera», è scritto sul sito del ministero dell'Ambiente. Ora è in fase di redazione il Decreto ministeriale che darà seguito alla decisione della Commissione Via.
«E' ora necessaria una mobilitazione permanente da parte di cittadini, associazioni ed enti locali per bloccare l'iniziativa mettendo in campo immediatamente ogni possibile soluzione, dal ricorso al Tar alle iniziative parlamentari», hanno concluso dal Wwf.